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Recensione a “Gotland. L’isola di Dio” di Östlundh Håkan


ENGLISH VERSION

2472724Titolo: Gotland. L’isola di Dio (Book-trailer)

Autore: Håkan Östlundh  (Sito ufficiale)

Editrice: Fazi

Edizione: 2012

Pagine: 409

Prezzo: E-Book € 5,99

Trama in breve

Fredrick Borman è un detective della polizia di Visby, sulla tranquilla isola svedese di Gotland, lontano dal caos e dalle problematiche della “terra ferma”, la Svezia. Poco prima della festa di San Giovanni, che sancisce l’inizio dell’estate, il distretto viene messo in subbuglio da un duplice omicidio. Una giovane coppia viene brutalmente trucidata sulla porta di casa da un’arma i cui segni sono tanto cruenti che nessuno riesce a riconoscerne la provenienza, se non dopo un’attenta analisi della balistica. Grosso calibro, proiettili ad espansione, massima efficacia sia da lontano che da vicino, anche un tiratore alle prime armi potrebbe uccidere con una simile potenza di fuoco. Una volta scoperto che la coppia è di origine egiziana, naturalizzati in Svezia, e che un terzo uomo era presente nella casa al momento dell’assalto, tutte le ipotesi si orientano sul terrorismo e sul movente razziale. Mentre la polizia è impegnata nella caccia all’uomo una bomba esplode sulla M/S Visby, uno dei traghetti che quotidianamente trasporta svedesi e turisti tra l’isola e la terra ferma. Il distretto è sotto assedio, il capo della polizia trova un solo collegamento tra i due fatti: i rappresentati del ex-movimento nazista svedese. La traccia portante conduce ad un’arma appartenuta alle forze armate svedesi, rubata insieme ad un grosso carico di esplosivo, una decina di anni prima. Mentre la storia del sopravvissuto all’esecuzione si intreccia con la caccia ai terroristi e i segreti nascosti nelle tranquille fattorie della zona, Fredrick dovrà gestire anche un matrimonio in crisi e il suo bisogno di sentirsi ancora il giovane poliziotto di un tempo.

PS: Scopro solo ora, mentre cerco la versione inglese di questo libro, che “Gotland. L’isola di Dio” è il primo romanzo di una serie, dedicata al detective Fredrick Borman. Motivo in più per cercare i suoi libri e leggerli!

Commento

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L’autore

Quando ho comprato questo libro ero in cerca di una lettura interessante, diversa dalle solite, e senza alcuna pretesa. Dopo aver letto “La nonna a 1000°” di Hallgrímur Hellgason, e aver scoperto che mi piace la scrittura degli autori nordici, mi sono imbattuta per caso in questo testo. Attirata dalla trama, dal fatto che fosse ambientato in Svezia e che fosse un giallo, ho deciso di provare a leggerlo.

Breve premessa: al termine della lettura e prima della stesura di questa recensione, sono andata a vedere un po’ di commenti a questo libro, soprattutto su Anobii. Le critiche si sprecano e i commenti alla “concezione scandinava del giallo” erano davvero deprimenti. L’unica vera critica che mi sento di muovere non è rivolta all’autore, ma alla casa editrice italiana che ne ha pubblicato la traduzione.

La scrittura è, come amo in un libro, fredda, pungente, senza alcun giro di parole. Ogni tanto si dilunga un po’ nelle riflessioni personali del protagonista ma, vorrei ben dire, è il protagonista! Sarebbe come chiedere a Conan Doyle di non parlarci dei pensieri di Sherlock. Ho trovato entusiasmante il continuo rimbalzo tra una teoria e l’altra, seguendo le prove o le intuizioni della squadra, perché ha costruito un quadro d’insieme abbastanza complesso da non essere risolto immediatamente, ma non troppo arduo da tenere a mente.

Due le critiche che mi sento di poter muovere: la prima riguarda i personaggi. L’autore presenta un po’ troppi personaggi nella stessa manciata di scene, con un accenno alle loro vite che confonde un po’ e non aiuta a tenere ben aperto il “bouquet” dei protagonisti.

Seconda e gigantesca nota negativa per questo libro, che non influenza la mia opinione sull’autore, ma sulla casa editrice, la Fazi. Dopo le prime 10 pagine ho pensato che il traduttore fosse originario del Nord Italia: troppe locuzioni grammaticalmente del dialetto nordico, sintassi incrociata tra verbo, complemento oggetto, soggetto e tutti gli altri complementi sparsi nella frase. Dopo 30 pagine ho pensato che, come minimo, il traduttore dovesse provenire da una zona triangolata tra la Lombardia e il Veneto, a causa di alcuni slittamenti del complemento oggetto ripetuto a fine frase e mozzato con una virgola. Dopo 50 pagine, su una frase che avrebbe dovuto essere delle più semplici da riportare in lingua italiana, mi sono convinta che l’autore sia Bresciano o Bergamasco (mi posso tranquillamente sbagliare, ma certi costrutti lessicali non ingannano). Comprendo che sia veramente difficile tradurre da una lingua all’altra. Io stessa, da quando ho lasciato l’Italia, mi rendo conto che, passando rapidamente dall’Italiano all’Inglese, a volte le mie frasi risultano molto “dialettali”. Tuttavia non si sta parlando di una traduzione simultanea, ma di uno scritto, che avrebbe dovuto essere riveduto accuratamente. Comprendo anche che il mondo dell’editoria italiana sia in crisi, ma vi assicuro che ci sono giovani perfettamente in grado di parlare la nostra lingua e che sarebbero degli ottimi editor. Il traduttore ha la sua parte di colpa, chi si è occupato dell’ultima revisione del testo ha l’altra metà.

Per concludere: vorrei leggere un altro dei libri di questo autore, “La vipera”, indicato come il migliore dei suoi testi. Al momento, temo molto il lavoro del traduttore, quindi controllerò che non sia la stessa persona.

VOTO: (stavolta lo divido)

Libro/autore/trama: 8

Casa editrice : 4

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Un commento su “Recensione a “Gotland. L’isola di Dio” di Östlundh Håkan

  1. Pingback: Book Review – “Gotland” by Östlundh Håkan | Gli Spaccia Lezioni

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