Gli Spaccia Lezioni

Escogito Ergo Sum

Prima settimana da Au pair: cosa è cambiato


Buongiorno Spaccia Lezioni, a una settimana dalla mia partenza posso finalmente dedicare un po’ di tempo al mio blog e raccontarvi qualcosa di questi primi giorni come Au pair in Inghilterra. Grazie anche al fatto che Mr Lauder ha trovato un adattatore per l’alimentatore del PC, avevo dimenticato che all’estero si usano prese a denti piatti; per questo motivo ho utilizzato solo il telefono e non ho potuto essere più presente.

Il viaggio

Partenza dall’aeroporto di Orio Al Serio (BG), arrivo a London Stansted.

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Lake Meadow Park – Grande parco giochi con laghetto a Billericay

 

Seconda volta che viaggio in aereo e prima volta che viaggio da sola: non potevano mancare le figuracce, sia alla partenza che all’arrivo! Prima di partire ho girato come una trottola alla ricerca del gate di partenza, una volta trovato, mi sono seduta. Un istante dopo stavo guardando una lunga fila di persone in attesa di salire… sull’aereo che avrei dovuto prendere! Ho raccolto tutte le mie cose, giacca, sciarpa, cappello e sono schizzata in fila insieme agli altri. Salita sull’aereo ho sbagliato posto e ho fatto tornare indietro circa una ventina di persone… Forse è meglio che la prossima volta scelga il posto a sedere, almeno saprò esattamente dove andare!

Una volta a Londra ho seguito la folla per presentare i documenti alla dogana e uscire nell’atrio… peccato che abbia sbagliato fila, finendo in quella per i possessori di passaporto biometrico (non ho idea di cosa sia). Se i controllori fossero meno abituati alle rincitrullite come me, mi avrebbero scambiato veramente per una terrorista. Sono scivolata sotto le corde che delimitano le file e mi sono aggregata alla coda giusta.

Quando sono finalmente arrivata nell’atrio dell’aeroporto è stato un tripudio di emozioni: ero a Londra, dovevo trovare la famiglia, capire la lingua, interpretare i cartelli, scoprire da dove sarebbero arrivati… Insomma, un mix inaspettato.

La famiglia

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Qualcuno mi insegna ad usare i Pounds e i Pence.

Se qualcuno di voi, che ora sta leggendo questo mio primo articolo, desidera provare l’esperienza del lavoro come Au pair all’estero, sappia che non è semplice e immediato come sembra. Per me è stato uno shock entrare a far parte di una famiglia che ha già la sua routine, i suoi impegni e le sue regole, cercando di adattarmi e inserire pian piano la mia presenza con le mie necessità e le mie abitudini. Sono figlia unica, la mia famiglia è composta di tre persone e negli ultimi quattro anni ho passato molto tempo da sola in casa. Arrivare in una famiglia di cinque persone, di cui tre bambine iperattive e scatenate e due genitori molto impegnati, è un colpo duro da assorbire. I primi 3-4 giorni sono stati devastanti. Le bambine mi vedevano, giustamente, come un’intrusa che si permette di dettare delle regole, che parla un inglese con accento italiano e che (udite! udite!) non sa come si prepara un Sandwich! Sono letteralmente rimaste sconvolte quando hanno capito che non sapevo come si prepara un sandwich e che volevo metterci dentro del prosciutto o del formaggio! Dopo qualche giorno ho capito e sono riuscita a destreggiarmi conoscendo le loro preferenze. Al momento non sono ancora stata dotata di macchina ma, quando toccherà a me guidare, le mie giornate diventeranno sicuramente più impegnative, perché le ragazze hanno mille impegni oltre la scuola. In conclusione. Sappiate bene che tipo di lavoro state accettando e non prendetelo alla leggera, come fosse una vacanza all’estero: non lo è.

Billericay

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Uscendo dal centro città

Anche se non avevo mai sentito parlare di questa cittadina, effettivamente ha la sua buona dose di fascino, sia perché conta circa 40.000 abitanti (per chi viene da un paesino intorno alle 3.000 anime è tutto dire), sia perché, già dalle prima case, non si può evitare di notare quanto sia “tipicamente inglese”. Arrivando dalla strada principale che collega Londra a Billericay, si viene accolti da vari agglomerati di edifici bassi e tozzi, in mattoni rossi e con gli infissi bianchi o neri. Andando verso il centro il design cambia e le case diventano più slanciate, bianche e con la tipica finestra orizzontale aperta sul sotto tetto (guardandole mi è tornata alla mente “Casa Halliwell” del telefilm “Streghe”) Più ci si avvicina alla via principale della città, più gli edifici diventano caratteristici e l’impressione è quella di entrare in un paesino più piccolo e raccolto: non fosse per il gran numero di negozi, pub, ristoranti e piccoli supermercati di ogni tipo.

I supermercati

Queste attività meritano un paragrafo a parte, perché sono decisamente interessanti.

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Via principale

Sulla via principale ne ho contati tre, piccoli ma molto forniti. Chi sta seguendo i miei video su Facebook o su Youtbe, sa che ne ho già parlato ma, avete presente il supermercato di Abu nella serie “I Simpsons”? Ecco, più o meno funzionano così! Qualunque cosa stiate cercando lì potrete trovarla (tranne ovviamente il cibo italiano, quello è praticamente una rarità). Cibo in scatola, in lattina, in busta, in tubi stile Pringles, surgelato, pre-cotto, pronto per il forno. Dopo una passeggiata attenta, ho notato che c’è veramente poco da “cucinare”. La maggior parte di quello che troverete in questi posti va direttamente in forno (per la maggior parte) o nella friggitrice, o sarà sufficiente aggiungere un po’ d’acqua calda et voilà! Pasto pronto. Oltre a questo potrete trovare tutto ciò che solitamente trovate in un supermercato più dei piccoli reparti di elettronica, un dispenser per le SIM card, riviste, quotidiani, cartoleria e, in alcuni casi, tabacchi, alcolici e superalcolici. In pratica, questi negozi hanno le dimensioni di un normale supermercato (Familymarket, LD, LIDL) con la varietà ristretta di un ipermercato. La cosa che mi ha sorpresa di più è stata trovare un dispenser per le SIM card abbandonato tra la corsia degli snack salati e quella dei succhi di frutta. Non ho acquistato molte schede telefoniche nella mia vita, ma solitamente mi reco in un ipermercato o in un centro specializzato, consegno i miei dati personali e attivo il nuovo numero. Quando avrò attivato la mia SIM vi farò sapere che differenze ci sono.

Il clima

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Che dire… fa freddo!

Sbirciando le temperature su internet, ho notato che non differiscono di molto da quelle del Nord Italia. Di conseguenza… don’t worry! Ci sono abituata, mi vesto e riempio la valigia come se restassi a casa. Non è andata proprio così. La temperatura è la stessa, ma l’aria è micidiale! Sembra di essere attraversati da una lama di acciaio ghiacciata. Per fortuna mi sono portata una cuffia di lana, anche se ne servirebbe una di pile con le orecchie!

A proposito di cuffie con le orecchie: da quando sono qui ho notato molti bambini (e anche qualche adulto) con delle buffe cuffie con paraorecchie lunghi fino alla vita, che probabilmente dovrebbero fare sia da cuffia che da sciarpa, con soggetti di ogni tipo, gatti, cani, Minions, pinguini. Non mi dispiacerebbe comprarne una visto il freddo.

Queste sono le prime impressioni e curiosità che ho notato durante questi primi sette giorni. Spero, prossimamente, di poter visitare meglio la cittadina e raccontarvi qualcosa in più di questo viaggio.

Non so con certezza per quanto tempo resterò qui, si era parlato di un anno, tuttavia spero di poterci rimanere il più possibile e, con l’arrivo della bella stagione, visitare anche Londra.

Un saluto da Billericay – Essex!

Tamara V. Mussio – Gli Spaccia Lezioni

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