Gli Spaccia Lezioni

Escogito Ergo Sum

Recensione a “Di Ilde ce n’è una sola” di Andrea Vitali


Andrea VitaliBuongiorno Spaccia Lezioni, oggi voglio parlarvi della mia ultima lettura, “Di Ilde ce n’è una sola” di Andrea Vitali.

Premetto che, prima di aver finito di leggere, mi sono imbattuta in altri commenti al libro sul sito Anobii.com, nel quale le opinioni erano molto discordanti, soprattutto quelle di chi segue con attenzione questo autore.

Qualcuno ha definito il libro un ennesimo capolavoro in grado di rendere interessante anche luoghi solitamente anonimi. Qualcun altro, invece, lo ha giudicato il peggior lavoro di Vitali.

La trama: Raffaele è un bambino magro e spigoloso, rachitico, che dovrebbe passare molto tempo al sole. Per questo motivo, ogni giorno si reca al fiume con sua madre e le sue amiche. Non riuscendo ad integrarsi con gli altri bambini, passa molto tempo sulla riva, osservando l’acqua che scorre. Un giorno avvista, a pelo d’acqua, una strana gigantesca farfalla, che vola in modo strano, sempre in superficie, decide quindi di inseguirla e catturarla. Una volta presa scopre che la farfalla, in realtà, è una carta d’identità, senza fotografia, che riporta solo un nome e qualche dato sbiadito: “Ilde Ratti”. Da qui il pezzetto di carta compie un tragitto assurdo, fino ad arrivare nelle mani del marito di Ilde, Oscar. L’uomo, cassaintegrato e sull’orlo della depressione, è in balia della moglie, l’unica che porti a casa uno stipendio, e decide di sistemare la faccenda senza pesare su di lei, ovviamente dopo aver controllato che, nel portafoglio della donna, ci sia già la carta d’identità. Il malinteso non sembra risolto e, in piena notte, Oscar apre e controlla il documento nella borsa di Ilde: “Giometra Aurelio Berghetti”. A questo punto l’uomo si reca dal signor giometra che, tra una caraffa di vino e l’altra, senza sapere chi ha di fronte, svela il mistero delle carte d’identità scambiate.

Commento: Non avendo mai letto nulla di questo autore sono partita senza pregiudizi, a parte un po’ di antipatia per le frasi troppo brevi e i capitoli “flash” che saltano da una scena all’altra. La trama, per quanto semplice, mi ha incuriosita e spinta ad andare avanti con la lettura, per capire dove volesse andare a parare. Più mi avvicinavo alla fine, più la vicenda si complicava e sembrava potersi concludere solo con un Coup de théâtre in piena regola; uno di quei finali ad effetto che rimettono tutto in ordine senza nemmeno troppa fatica. Così non è stato, purtroppo per me. Tutta la mia voglia di arrivare alla fine è stata delusa dalla banalità di un ritorno alla routine.

Qualcuno potrebbe obbiettare che, nella vita reale, non ci sono colpi di scena o azioni da film che rimettono a posto le cose. E sia, mi sta bene. Tuttavia, quando leggo un libro, lo faccio per distrarmi, per uscire dalla quotidianità, non per vivere situazioni “comuni”.

Dal punto di vista stilistico la scrittura è molto semplice e vicina al parlato, al punto che si ha l’impressione di vedere un tipico, lento film italiano, più che una storia accattivante. Il continuo rimando alle caratteristiche fisiche, sia visibili che “udibili” dei personaggi che passano sulla scena (si veda “la segretaria che fa i gargarismi con il fango” o “la segretaria con le tette dispari”) non risultano, in negativo o in positivo non fa differenza, utili ad arricchire il testo. Sembra quasi lo vogliano appesantire e/o rallentare la lettura.

Dovendo decidere se consigliarlo o no, direi che è un no secco. Mi riservo di seguire i commenti letti su Anobii e provare a leggere, prossimamente, un altro titolo di Andrea Vitali, per dargli una seconda chance.

VOTO: 5

Tamara Mussio – Gli Spaccia Lezioni

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Questa voce è stata pubblicata il 30 novembre 2015 da in Recensioni con tag , , , , , .
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