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Recensione a “Il vampiro di Blackwood” di Anne Rice


Edizione economica TEA

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Buongiorno Spaccia Lezioni, apriamo anche questa settimana con una recensione. Il libro di cui vi parlo oggi è “Il vampiro di Blackwood” di Anne Rice. Questo romanzo fa parte de “Le cronache dei vampiri”, una delle numerose saghe nate dalla penna della Regina del Gotico. Molto più famoso è il primo libro, “Intervista col vampiro” (da cui è stato tratto l’omonimo film con un giovanissimo Brad Pitt, Antonio Banderas, e Tom Cruise), da cui partono e a cui si ricollegano i successivi 11 volumi e anche i tre volumi de “La saga delle streghe Mayfair” e “Le nuove cronache dei vampiri”.

Per chi già conosce e apprezza la saga un breve accenno a quanto avvenuto in precedenza. Siamo a New Orleans, Lestat de Lioncourt, protagonista indiscusso e dominante di tutta la saga, è in stato di coma apparente dopo essere tornato dal suo viaggio tra Inferno, Purgatorio e Paradiso, mentre il Talamasca, l’organizzazione di “osservatori” del paranormale, ha dichiarato guerra aperta a tutti i clan dei vampiri.

Un giovane bevitore di sangue, Tarquin Blackwood, infrange l’unica grande legge che domina la città della Louisiana, entra nella casa privata di Lestat per depositare una lettera, una struggente richiesta di aiuto. Il padrone di casa, già sveglio e attento ad osservare un altro intruso, interviene per evitare il novello cacciatore uccida Stirling Oliver, membro del Talamasca alla ricerca di risposte e di notizie. Lestat riporta la calma e invita Quinn (Tarquin), a condurlo presso la propria dimora dove spiegherà nel dettaglio il contenuto della lettera. Giunti a Blckwood Manor i due vengono accolti dalla zia Queen che rimane estasiata e ammaliata dall’amico del nipote. Attraverso lei comincia una parte del racconto del problema, che continuerà attraverso una ricca e sconvolgente nottata di confessioni e rivelazioni.

Tarquin Blacwood è un giovane, poco più che adolescente, tramutato in vampiro da meno di un anno e perseguitato da uno spirito, Goblin, che lo segue da quando ha memoria. Questo spirito è stato parte integrante e fondamentale della sua vita, tanto che risultava apprendere, crescere, mutare e interagire sempre più come un essere vivente e consenziente. L’essere sembra un dopplegänger del ragazzo, identico a lui in ogni aspetto, persino negli abiti, che riesce a riprodurre con una dovizia di particolari non comune a molti spettri. Il racconto ripercorre ogni momento della vita del “piccolo boss” di Blackwood Manor: Goblin, la sua presenza nella vita quotidiana di ogni membro della famiglia, lo studio, l’utilizzo della tecnologia, l’amore per Mona Mayfair, l’incontro con il Tlamasca, fino all’incontro con Petronia, la vampira ermafrodita che occupa l’Hermitage privato nella palude di Sugar Devil. Tutto questo vorticare di informazioni, di brandelli di vita, si gioca su tre capisaldi nella vita di Quinn: la zia Queen, l’unica disposta a credere alle sue paure e all’esistenza del fantasma, i due istitutori che formeranno profondamente il suo carattere Lynelle e Nash, e Mona Mayfair, l’unica donna in grado di vedere gli spiriti esattamente come lui, una strega Myfair.

Al termine del racconto l’unica soluzione possibile è annientare Goblin, ridurlo in uno stato di puro spirito, perché la mutazione di Quinn lo ha reso uno spirito cacciatore, che si nutre del sangue che il gemello caccia. Lestat chiederà aiuto ad una vecchia conoscenza per riuscire a bloccare la furia devastatrice di quell’essere, evitando che nasca un nuovo spettro sanguinario come quello che diede origine alla stirpe dei vampiri.

Edizione Longanesi

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Ho amato la scrittura di Anne Rice già dal primo libro e difficilmente troverò un altro autore o autrice in grado di eguagliare la sua abilità narrativa e la ricchezza di contenuti. La Rice riesce ad amalgamare la letteratura gotica con esoterismo, magia, teologia, erotismo, arte, storia, descrizioni dettagliate e mai scontate, letteratura, viaggi. Trovo incredibile l’eleganza e la raffinatezza che riesce a raggiungere nella semplice descrizione di una stanza, di un cammeo, di un complemento d’arredo. Anche “Il vampiro di Blackwood”, come tutti gli altri, è uno di quei libri che non si riesce a lasciare. Potrebbe contare 1000 pagine e non sarebbe mai lungo abbastanza. La grande abilità letteraria della Rice sta anche nell’amore e nell’empatia che genera nei suoi lettori nei confronti di ogni suo personaggio. Ogni figura presentata riesce ad ammaliare e sedurre, lasciando sconvolto il lettore che si ritrova, una volta chiuso il libro, a voler leggere ancora, a cercare altri personaggi, altre storie, pur di non lasciarli andare.

Aggiungo una piccola riflessione personale: trovo strano che un’autrice come lei sia stata, negli ultimi anni, accantonata per altri generi di letteratura a tema “vampiri”. Sicuramente chi ama le atmosfere gotiche e decadenti deve aver letto almeno i primi tre libri, perché Anne Rice ha fatto la storia di questo genere letterario, sdoganando temi scottanti in periodi storici ancora molto immaturi. Basti pensare al tema dell’amore omosessuale tra vampiri, mai scontato, mai banale e quasi esclusivamente basato su un’affinità mentale. La ricerca spasmodica dell’innovazione e quindi del desiderio di conoscere tutto l’antico e l’ultra moderno, senza mai perdere di vista le proprie radici. L’utilizzo della letteratura e della cultura come emblema del riscatto sociale. (Contiamo che il primo libro risale al 1978!)

Non mi azzardo a dare una valutazione perché sarei più che di parte. Consiglio vivissimamente la lettura. Per chi non l’ha mai sentita nominare, consiglio di partire dal primo libro “Intervista col vampiro”. Potrete tranquillamente trovare questi volumi in una qualunque biblioteca.

NB: Per chi li volesse comprare sconsiglio le edizioni della TEA. Sono molto economiche (€ 8,90 / €8,60), ma sono edizioni pessime, con pessimo editing e traduzioni scadenti. D’ora in avanti (i libri in mio possesso sono stati comprai quasi in blocco in un impeto di ansia da lettura) proverò ad acquistare i suoi volumi editi da Longanesi, sperando che editing e traduzioni siano migliori.

Tamara V. Mussio – Gli Spaccia Lezioni

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