Gli Spaccia Lezioni

Escogito Ergo Sum

Honnoji: La storia sul filo di una spada


Bentornati nel mio umile Dojo, amici lettori. Mi dispiace molto aver scritto un articolo che troverete… diciamo… frettoloso, ma questo mese ho avuto parecchio da fare e per tornare al nostro discorso di #ioparolo #vogliounfuturo, posso, stavolta, darvi delle belle notizie.

  • Probabilmente comincerò a lavorare per il servizio civile
  • La scuola dove insegno sta andando a gonfie vele
  • I problemi di lavoro di mio padre si sono alleviati
  • La salute di mia madre sta migliorando

skullkabutoSpero che anche voi possiate avere il calore di Amaterasu sul vostro viso, in questo momento così cruciale della nostra vita. Ce la faremo, ne sono certo #Noisiamoilfuturo. Ma bando alla ciance… ed iniziamo col nostro quarto racconto. Oggi vi parlerò di un autentico simbolo del Giappone, ma soprattutto, rappresenta uno dei due emblemi del Giappone prima della Restaurazione Meiji. Questi due oggetti sono il Kabuto (l’elmo con annessa maschera, che era in dotazione a tutti i Samurai) e la Katana, ed è proprio di questa di cui vi andrò a parlare oggi.

katana-1Con Katana si definisce la tipica spada a lama curva e a taglio singolo di lunghezza superiore a 2 shaku (60 centimetri circa) in dotazione a tutti i Samurai (coloro che servono, guerrieri che avevano giurato la loro fedeltà ad un Daimyo, ovvero un signore locale, o ad un altro nobile o addirittura, allo stesso Shogun, il signore dei Daimyo, araldo dello stesso Mikado, l’Imperatore). Vi anticipo già che nel prossimo racconto penso proprio che vi racconterò dei samurai e del Bushido, il loro codice morale. Essa veniva portata con il filo rivolto verso l’alto, in modo da poterla sguainare velocemente con abili movimenti (seguendo il tipico stile di combattimento chiamato Laido, quello che i più nerd e più vecchi di voi ricorderanno, era quello usato dal famoso Goemon Ishikawa XIII del cartone animato “Lupin Terzo”) e che in nessun modo il filo della lama potesse danneggiarsi nel tempo sfregando, a causa della forza di gravità, contro l’interno del fodero.

La Katana non è solamente una delle migliori armi da taglio mai ideate (non da penetrazione, ma di quello ne parlerò alla fine), ma rappresenta la stessa vita e lo stesso modo di essere di una casta e di un popolo. Ogni singola Katana è un capolavoro e le figure dei mastri ferrai che le creano sono ancora riverite e rispettate oltre ogni immaginazione. La Katana deve avere diversi requisiti per poter essere considerata “Degna di essere impugnata

  1. Deve poter tagliare una persona in due in senso verticale, con un unico, potente colpo
  2. Deve poter spaccare in due un capello
  3. Deve essere forgiata in una Tatara (Letto di Fuoco), il tipico forno fusorio giapponese
  4. Viene creata tramite una sabbia ferrosa estremamente fine e pura (Tamahagane), ed è per questo che sono così resistenti e così leggere (per la presenza del carbonio inquantità superiore rispetto alle altre spade)
  5. Deve essere sempre affilata, visto che è estremamente difficile da affilare

La produzione della Katana è un procedimento estremamente lungo, delicato, e deve essere seguito costantemente. Molti mastri ferrai che usano le antiche tecnologie devono stare svegli anche tre giorni di seguito per controllare che il tutto vada per il verso giusto, un singolo errore… e tutto sarebbe perduto, e al momento, una katana fatta nel modo giusto, può arrivare a valere 45.000 sterline sul mercato degli appassionati.

FATTORE CULTURALE

Le katane molte volte venivano fatte su misura proprio per un determinato samurai/guerriero/ronin (Samurai che avevano rifiutato di fare Seppuku, il suicidio rituale, quando il loro signore è morto),e spesso potevano essere o leggermente più corte, o leggermente più lunghe (non di troppo, altrimenti sarebbero divenute Nodachi, ma ne parleremo tra poco). La Katana deve essere un estensione del loro corpo, un braccio più lungo dell’altro, che termina con lo strumento per la morte del proprio nemico …o con la propria. La morte del nemico avverrà solo tramite Katana e nella maniera più leale possibile. In caso di sconfitta, sarà sempre la nostra katana a farci compiere il sacrificio che salverà il nostro onore, e sarà la spada del nostro compagno/avversario di cui abbiamo guadagnato la sua stima a decapitarci, in modo che il nostro volto non venga deformato dal dolore che ci siamo autoinflitti tagliandoci le budella con la nostra spada (Piccola Nota: ricordatevi due cose, il titolo della nostra rubrica, e il Seppuku, perché? Più avanti lo capirete)

MUSASHI MIYAMOTO: IL POETA DELLA SPADA

Musashi_ts_picUno dei principali innovatori nell’utilizzo della Katana fu il leggendario Musashi Miyamoto, personaggio che, come Benkei, ha visto amalgamarsi i suoi tratti storici e quelli mitologici. Storicamente è certo che nacque nel villaggio che ancora oggi porta il suo cognome e che suo padre era un maestro di spada di fama nazionale. A 16 anni, nel 1600, partecipò alla battaglia di Sekigahara, la più importante di tutto il periodo Sengoku, che porterà alla formazione dello Shogunato Tokugawa. Musashi combatté per il clan Toyotomi (si.. lo stesso di Hideyoshi Toyotomi, di cui abbiamo parlato nello scorso racconto, qui era morto da poco tempo), che venne sconfitto e distrutto (quasi del tutto, le rimanenze vennero massacrate nel 1614 a Osaka, decretando davvero la fine del periodo Sengoku). Musashi, incredibilmente e fortunatamente riuscì a scappare ai suoi inseguitori e fece perdere per un po’ le sue tracce . Vagò fino ai 29 anni, battendosi per sessanta volte ottenendo sempre la vittoria, anche quando si trovò a combattere contro più avversari contemporaneamente o contro maestri di arti marziali, come i samurai della famiglia Yoshioka, famosi per la loro scuola di spada a Kyōto. Miyamoto non era famoso solo per la sua bravura nella spada, ma anche per la sua stravaganza e il suo intelletto sul campo di battaglia. Fu il primo a combattere usando due spade, di solito una katana e una spada più corta, riuscendo a bilanciarsi perfettamente tra diversi stili. Un altro suo aspetto “bizzarro” era dovuto alla sua completa mancanza di rispetto del tempo. Era un perenne ritardatario, cosa alquanto strana per un popolo che ha sempre fatto della puntualità il proprio mantra. Ma non lo faceva perché fosse stupido, era una tattica sopraffina. Musashi arrivando in ritardo riusciva a logorare lo spirito del nemico, facendolo stancare nel suo “ozio” e rendendolo sempre più nervoso, mentre lui era vicino al posto dello scontro, a schiacciarsi un pisolino.

2ff923b9ac0681c2c2a5ab26a52f741cIl suo duello più celebre fu quello combattuto contro Kojirō Sasaki, detto Ganryu, nel 1612, sull’isola di Funa-jima. Il duello ebbe così tanta risomanza che ora quest’isola porta il nome di Ganryu-jima.

Miyamoto vinse il duello con un singolo, ma formidabile colpo mortale, portato sulla testa dell’avversario con un bokken ricavato dal remo della barca che l’aveva portato a Funa-jima. Miyamoto si avvicinò all’avversario, scendendo dalla barca, con l’acqua che gli arrivava poco al di sotto delle ginocchia. Il bokken (spada corta di legno, usata di solito negli addestramenti) ricavato dal remo era stato appositamente intagliato nel remo per renderlo più lungo di uno normale e Musashi ne immerse la punta nell’acqua, per nasconderne la lunghezza agli occhi dell’avversario. In questo modo il samurai riuscì a sorprendere Kojiro ed a sconfiggerlo. Come viene riportato su “Il libro dei cinque anelli” (Go Rin No Sho), Miyamoto con un solo unico micidiale colpo spaccò la testa di “Ganryu”.

A 50 anni si ritirò per dedicarsi allo studio, alla letteratura e ad altre discipline risultando un maestro in molte di esse come, ad esempio, nella pittura, nella calligrafia e nell’arte della forgiatura delle tsuba, le tipiche guardie delle spade che spesso risultavano vere e proprie opere d’arte, tanto che diede il proprio nome a un modello divenuto poi tradizionale.

Morì in età avanzata, probabilmente per un tumore allo stomaco, in un periodo storico del Giappone in cui la vita media si attestava intorno ai 40 anni. Quando venne sepolto, la leggenda dice che il cielo stesso tuonò e un saggio disse “Lo spirito di Musashi è salito in cielo, e ci ha salutato”

Yk-58R4LE DIVERSE MISURE DELLE SPADE GIAPPONESI (Un grazie a Wikipedia e a Tuttogiappone.it per avermi fatto capire quanto POCO mi ricordavo queste misure)

Nodachi, Ōdachi, Jin tachi: 90 cm e superiori

Tachi: da 80 fino a 90 cm

Katana: da 71 fino a 76 cm

Chisakatana: da 60 fino a 66 cm

Wakizashi: da 55 fino a 58 cm

Tantō, Aikuchi: da 28 fino a 41 cm

Yoroi toshi: da 23 fino a 30 cm

Kwaiken: da 8 fino a 15 cm

E anche per questo mese, il nostro racconto finisce qui, spero che vi sia piaciuto almeno la metà di quanto appassioni me scrivere per “Gli Spaccia Lezioni” di questi temi, che sono sempre stati per me, fonte di gioia e motivo di infinità curiosità. Alla prossima.

Lorenzo Carbone – Gli Spaccia Lezioni

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