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State of Affairs, due donne lacerate, fra potere e sentimenti, nella lotta contro il terrorismo


STATE-OF-AFFAIRS locandinaState of Affairs” è una serie TV mandata in onda a partire dal 17 novembre 2014 sul network NBC. A tutt’oggi, ha ricevuto una nomination per gli NAACP Image Award 2015, nella categoria “Attrice di supporto eccezionale in una serie TV drama” per la recitazione di Alfre Woodward nei panni della Presidentessa Constance Payton.

Charleston “Charlie” Whitney Tucker (Katherine Heigl) è un’analista in posizione apicale nell’unità anticrisi della CIA che segue una psicoterapia per elaborare il lutto della perdita del fidanzato, Aaron Payton (Mark Tallman), in un agguato teso a un convoglio dell’esercito americano di stanza a Kabul.

Aaron Payton era altresì il figlio unico della Presidentessa a stelle e strisce, Constance Payton (Alfre Woodward), e questo legame affettivo apre a Charlie le porte dello Studio Ovale, divenendo l’informatrice quotidiana della Presidentessa (President Daily Briefer, in inglese).

Purtroppo già in questa dinamica si intravede una grossa forzatura narrativa, perché nella vita reale mai si permetterebbe tale intreccio fra emotività e gravose incombenze dovute alla gestione di una nazione di 317 milioni di persone.

state-of-affairsIn questo posto di altissima e delicata responsabilità, Charlie ragguaglia giorno per giorno Constance Payton sui fronti caldi aperti nei quattro angoli del globo, indicandole giorno per giorno quale di questi fronti è più risolvibile nell’immediato (actionable, in inglese).

Nelle prime puntate, perciò, troviamo un mix fra trame verticali auto-conclusive e una trama orizzontale ancora in divenire, che si concentra sulle indagini a proposito della morte del figlio della Presidentessa.

Un grandissimo pregio di “State of Affairs” è quello di trattare praticamente tutte le zone problematiche del mondo, più o meno in conflitto con gli Stati Uniti, a livello di trama o semplici citazioni.

Qui espongo la lista delle tematiche affrontate o menzionate:

1^ episodio: Isis, Afghanistan, Al-Shabab in Somalia, prigione di Guantanamo

2^ episodio: Russia (con riferimento alla tragica vicenda del sottomarino Kursk datata 2000)

3^ episodio: ragazze rapite dagli islamisti di Boko Haram in Nigeria, e interessi cinesi in Africa nell’ambito petrolifero

4^ episodio: epidemia di vaiolo a Panama nel quarto episodio

6^ episodio: Qatar

7^ episodio: Yemen, Anonymous e Occupy Wall Street

8^ episodio: Colombia e FARC

9^, 10^, 11^ episodio: Filippine e Abu Sayyaf

11^ episodio: Mujaheddin

State of Affairs - Season 1Nelle ultime puntate, la serie TV si concentra sullo sceicco Hakam, sull’organizzazione terroristica da lui fondata Al-Rissalah e sul suo presunto braccio destro pluri-giochista Omar Abdul Fatah, in un crescendo di azione e tensione nella doppia corsa contro il tempo, quella per evitare attentati in territorio americano e quella per cogliere l’opportunità perfetta tramite la quale smantellare l’intera cupola di Al-Rissalah con un solo colpo di drone.

A complicare ulteriormente le cose, il The Krieg Group (TKG) capeggiato da Victor Gantry (Adam Arkin), un potentissimo contractor privato dagli scopi nebulosi e che tende ad intorbidire le acque nelle missioni realizzate sul campo dalla CIA.

State of Affairs”, girata tra New York e Los Angeles, può essere considerata una serie TV a metà via fra Homeland (per la narrazione degli scenari medio-orientali), Madam Secretary (per come sviscera le dinamiche che avvengono nelle stanze dei bottoni), Scandal (per l’accuratezza del costrutto politico) e Rubicon (per come si addentra nei meandri dei servizi di intelligence).

Nonostante qualche esitazione iniziale, la recitazione di Katherine Heigl raggiunge livelli molto soddisfacenti a mano a mano che trascorrono le puntate, non temendo gli ingombranti paragoni con Claire Danes (la Carrie Mathison di Homeland) e Téa Leoni (la Elizabeth McCord di Madam Secretary): la sua Charlie Tucker è una donna dilaniata tra il compimento dei doveri professionali, espletati sempre con suprema caparbietà, e il suo mondo interiore frastagliato dall’incertezza delle relazioni che intraprende, dall’eventualità del lutto che incombe nel quotidiano nonché dall’impossibilità di provare fiducia per qualsiasi amico, amante o collega. Eloquenti alcune scene iniziali, nelle quali si abbandona a momenti di sesso sfrenato col primo uomo adocchiato al bar, e poi lo caccia precipitosamente dal letto all’1.30 di notte per recarsi al lavoro presso la sede di Langley.

L’apogeo delle capacità recitative lo raggiunge Alfre Woodward, nell’impersonare una Presidentessa statunitense che persegue i suoi scopi con una determinazione coriacea al limite della spietatezza, cercando di vendicare con ogni mezzo disponibile la morte del figlio (morte che è stata decisiva per la sua elezione alla Casa Bianca) e aggrappandosi al suo passato militare per mantenere la mente lucida ed elaborare le strategie “ad ampio raggio” più consone a raggiungere tali obiettivi.

MarshallPaytonCharacterImageConstance Payton è la persona più potente del mondo, ma è anche madre ferita per la perdita del suo unico discendente e donna di colore, tripla circostanza “minoritaria” che emana una potenza immaginifica unica (non avrebbe reso in egual misura se la Presidentessa fosse stata un uomo-padre, oppure una donna bianca) e la rende saltuariamente fragile, soprattutto nelle incomprensioni col marito Marshall Payton (Courtney B. Vance) nonché nell’affrontare la cinica opposizione interna portata avanti soprattutto dalla senatrice Kyle Green (Melinda McGraw) e dal senatore Burke (Rex Linn).

Suscitano perplessità alcune scelte a livello di trama, come quella di introdurre la vicenda di Panama nella quarta puntata e riesumarla durante la settima, dopo averla trascurata nel quinto e nel sesto episodio. Più in generale, alcuni archi narrativi (come quello del Krieg Group) compaiono e scompaiono in maniera non ottimale, e il ritmo impresso a volte non è in armonia coi fatti raccontati (la decima e l’undicesima puntata, ad esempio, sono troppo compassate per rappresentare il pericolo imminente di un attacco sul suolo statunitense).

Anche la semplicità di alcuni dialoghi durante i primi episodi fanno storcere il naso.

Nella seconda metà della serie TV, ad un certo punto sette ragazzi americani arrestati prima di riuscire a provocare attentati sul suolo patrio fanno deragliare in una scarpata la marcia dell’autobus della polizia penitenziaria che li sta trasportando. L’unico sopravvissuto è Kenneth Travers (Aaron Christian Howles), il quale, una volta ripreso e catturato con le cattive, mentre è in ospedale fa un discorso a Charlie sulla mancanza di fede del mondo occidentale contrapposta alla fede dell’Islam che risulta troppo dualistico e riduttivo, e ricalca alla perfezione la dissertazione che Abu Nazir pronuncia di fronte a Carrie Mathison alla fine della seconda stagione di Homeland.

Piccola curiosità: il personaggio di Jules Lambert (Reed Diamond), giornalista del network televisivo WNR, assomiglia tanto all’amatissimo anchorman della CNN Anderson Cooper.

La prima stagione di “State of Affairs” consta di 13 episodi. La serie TV è in bilico sull’eventualità di una seconda stagione, ma con ogni probabilità verrà cancellata: tirando le somme, uno show intelligente e che dona comunque parecchi spunti di riflessione non banali, il fatto che non prosegua rappresenta una fonte di malcelato rammarico.

Titolo originale: State of Affairs

Genere: spionaggio

Canale di trasmissione: NBC

Produttori esecutivi: Joe Carnahan, Katherine Heigl, Nancy Heigl, Robert Simonds, Sophie Watts, Henry Crumpton, Rodney Faraon, Julia Franz, Dario Scardapane

Produzione: Universal Television, Abishag Productions, Aardwolf Productions, STX Entertainment

Attrici/attori principali: Katherine Heigl, Alfre Woodard, Adam Kaufman, Sheila Vand, Cliff Chamberlain, Tommy Savas, David Harbour, Derek Ray, Reed Diamond, Farshad Farahat, Mark Tallman, Chris McKenna, Nestor Carbonell, Melinda McGraw, Jenny Pellicer, Nick Shakoour, Anil Kumar, Cress Williams, Adam Arkin, Rex Linn, Courtney B. Vance, Aaron Christian Howles

By Artemide B.

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