Gli Spaccia Lezioni

Escogito Ergo Sum

Essere un Neet: il sogno americano


Buongiorno Spaccia Lezioni, oggi torno a parlarvi della Generazione Neet e di cosa rappresenta nel 2015.

anni-70-moda-donnaNegli ultimi mesi, sempre più spesso, mi sono sentita dire “Ai miei tempi…” con seguito legato a mille e uno discorsi riguardo agli anni 60/70/80 nei quali il lavoro c’era, i ragazzi non erano schizzinosi, anche se non avevano una laurea hanno tirato su famiglia e via dicendo. Anche i miei genitori mi hanno raccontato di quando avevano la mia età. Mia mamma era mamma da due anni e mio papà mandava avanti l’azienda agricola di famiglia dal 1989. Dovrei, per questo, pensare di essere meno brava o più scansafatiche di loro? Non credo proprio e sono stati loro stessi a dirmelo. Nella frase “Ai miei tempi…” si nasconde un sottotitolo che molti decidono deliberatamente di ignorare. Alla fine del discorso su quanti e quali lavori abbiano fatto, come abbiano mantenuto o creato famiglia e altro, manca il finale “…perché non avevamo altre alternative.” Già. Chi ci ha preceduti ha fatto in modo, crescendoci, di darci la seconda opzione, quella che a loro è stata negata, vuoi perché non era consuetudine continuare gli studi, vuoi perché far studiare sette figli sarebbe stato impossibile, vuoi perché era tradizione del periodo (almeno nella zona del bresciano) iniziare a cercare un impiego ai figli prima ancora che finissero le scuole medie; i miei non hanno avuto la possibilità di continuare negli studi, o almeno, non negli studi che avrebbero voluto.

Queste sono le premesse. Perché a seguire, c’è questa spasmodica tendenza a pensare che i ragazzi del XXI secolo (no meglio il XX perché sono nata nel secolo scorso), non vogliano lavorare e vogliano solamente inseguire “Il sogno americano”. Chiariamo che i sogni americani sono più d’uno.

  • Mark-Zuckerberg-Su-Facebook-libertà-di-espressioneSogno americano n°1: diventare una celebrità di fama mondiale, universale tanto che, ovunque tu vada, la gente ti rincorre per strada e ti tocca girare con una scorta 24/24h.
  • Sogno americano n°2: fare carriera, diventare importante, stile Mark Zuckerberg o Steve Jobs e non dover più lavorare per il resto dei tuoi giorni, vivendo di rendita per una sconvolgente invenzione che cambierà la tua vita e quella del resto dell’umanità.
  • Sogno americano n°3 (un po’ più modesto e un po’ più intellettuale): andare all’estero e trovare qualcuno che dia valore ai nostri studi, rendendosi conto di quanta fatica e impegno ci abbiamo messo per diventare quello che siamo, proponendoci un qualche contratto, nemmeno con troppi zeri, ma abbastanza da poter dire “Italia.. bye bye!”
  • Sogno americano n°4 (tipicamente americano e solitamente non condiviso dal resto del mondo): la casetta in mezzo alla prateria insieme alla signora del West, con tanto di staccionata bianca, prole e cagnolino in giro. Niente auto, niente pericoli della città.
  • Sogno americano n°5 (quello che veramente io ho inseguito con tutta me stessa): Lo studente indipendente!

Non dico altro perché è su questo “Sogno americano N°5” che mi voglio soffermare e che mi porterà a parlare meglio dei Neet e mostrare quali sono le relative problematiche.

FelicitylogoChi viene dagli anni ’90, come me, avrà sicuramente seguito tutte le varie serie tv americane che mostravano la grande intraprendenza di questi giovani studenti del college che studiavano e cercavano di pagarsi almeno una parte delle tasse universitarie lavorando qua e là. Il più rappresentativo telefilm del genere, quello che ha fatto scattare la molla a me, è stato “Felicity”. Chi non ricorda Felicity e i suoi compagni di college?

Tralasciando tutta la trafila di intrallazzi amorosi e problematiche di vario tipo, la parte più affascinante del programma era proprio vedere questi ragazzi che, tra una lezione e l’altra, andavano a lavorare in un bar, in una libreria o in qualunque altro posto. Lo studente lavoratore, lo studente che di giorno frequentava i corsi all’università, lavorava, si vedeva con gli amici e di notte studiava. Non che smaniassi all’idea di passare le notti sveglia sui libri, ma sicuramente mi sarebbe piaciuto poter lavorare, avere quel minimo di indipendenza necessaria a pagarmi il minimo indispensabile: libri, abbonamenti autobus, ricariche del telefono e “un caffè ogni tanto”.

PizzaserviceIl primo anno di università mi sono barcamenata con un lavoretto in pizzeria il fine settimana che mi permetteva di pagare solo l’abbonamento dell’autobus. Al secondo anno ho avuto un contratto a progetto, se così lo si può chiamare, durato tre mesi, giusto quel tanto che bastava per pagare i libri per tre esami del secondo semestre. Il terzo anno è stato una catastrofe. Non c’era modo di trovare un posto qualunque, barista, commessa, cassiera, impiegata sottopagata, lavapiatti, lezioni private… Già, nemmeno le lezioni private perché la crisi ha colpito anche lì. Nel giro di due mesi quei due studenti che avevo sono spariti nel nulla e gli altri due che mi hanno contattata hanno iniziato a chiedere lo sconto ancor prima di iniziare… (no comment)

Dal 2012 ad ora ho scartabellato ovunque nella speranza di trovare anche un posticino da commessa a 600, 700, 800 euro al mese… troppa manna. Stipendio troppo alto anche per un part-time. Ho trovato un vago lavoretto nel 2014. Dopo due settimane mi sono resa conto che spendevo di più ad andare a lavorare che quello che guadagnavo lavorando.

Qui è entrato in crisi il modello “Felicity”. La mia idea di iniziare con piccoli lavoretti sparsi per mantenermi all’università e, magari, mettere anche da parte qualcosa, è andata in fumo completamente. Questo mi sembrava anche un buon sogno americano, non era proprio un voler avere senza dare, anzi. Avrei dato volentieri pur di iniziare ad avere un’identità all’interno della società, eppure è stato tutto inutile, come lo è ora.

Il Neet si trova di fronte a questo: avere voglia di fare e non aver la possibilità di fare. Quanti ragazzi sarebbero disponibili a lavorare come camerieri, corrieri delle pizze, cassieri o altro, pur di cominciare a vedere dei risultati e giustificare il conto in banca che hanno aperto pensando di riempirlo piano piano, come il deposito di Paperon De Paperoni?

Non si può, ma vi assicuro, che molte persone vorrebbero poterlo fare, vorrebbero avere un “garzone” un ragazzo o una ragazza a cui insegnare il mestiere e alleggerirsi le giornate. Lasciamo perdere le grandi catene del Franchising che non sono nemmeno da considerare; pensiamo a chi ha un’attività, un ristorante, un bar o una trattoria. Con questi sopravvivevano intere famiglie. Ora a malapena sopravvive il proprietario, e non la sua famiglia, lui stesso, perché le tasse altissime e le uscite superano di gran lunga le entrate. Costa di più mantenere una persona esterna con un’assicurazione per pochi giorni al mese, o pagarla con i voucher (su questi farò un articolo a parte perché chi li ha inventati merita tutta la mia incredulità) o assumerla part-time, che restare lì da soli e sperare di riuscire a fare tutto per il meglio.

Quante volte andiamo in un locale e ci diciamo “Mamma mia ma quanto ci mette? Assumere una cameriera in più, no?” (io l’ho pensato e l’ho anche detto). Ora mi rendo conto di quale scemenza mi è passata per la testa.

agnello-pasquaSiamo al dunque. Il Neet si trova di fronte a persone che vogliono “insegnargli a vivere” (quante volte ho sentito questa frase), ma che non hanno la minima intenzione di “ascoltare”. Perché il problema attuale non è solo la disoccupazione, il debito pubblico, la corruzione e il tracollo che sta investendo la penisola. Il vero problema, qui, è che a parlare sono sempre le stesse persone e chi prova ad essere una voce fuori dal coro, il ragazzo, il giovane, l’adulto di 30 anni che cerca di farsi sentire e di far valere le proprie ragioni viene zittito da chi apre la bocca solo perché può, chiudendo le orecchie e dimenticandosi che “prima si ascolta poi si giudica”. Siamo all’assurdo per cui i Neet, i giovani sanno essere più saggi e più oculati degli adulti. Siamo al punto in cui chi ha un minimo di stabilità economica e, se è molto fortunato, serenità familiare, dimentica e ignora le difficoltà, cerca di nascondere la verità sotto il tappeto insieme alla polvere, o nell’armadio insieme all’amante. Il vero dramma è sapere se Rocco Siffredi si è spogliato all’Isola dei famosi, o salvare l’agnellino dal pranzo di Pasqua.

Ma chi penserà alla Pasqua dei Neet? Ad un altro giorno di attacchi di panico pensando al martedì, quando tutti torneranno al lavoro e lui/lei dovrà tornare a spulciare siti e giornali alla ricerca del miracolo pasquale di un lavoro vagamente stabile?

World4free.inPS: Ricordo a tutti che questo blog è aperto e disponibile ad accogliere i vostri racconti Neet, le vostre esperienze e le vostre delusioni. Se qualcuno non ascolta, noi vogliamo parlare comunque. Seguiteci con gli ashtag #ioparlo #vogliounfuturo.

By Tamara V. Mussio

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