Gli Spaccia Lezioni

Escogito Ergo Sum

Recensione a “Numeri a perdere” di Riccardo Gavioso


Buongiorno Spaccia Lezioni, questa settimana vi parlo della raccolta di racconti “Numeri a perdere” di Riccardo Gavioso, edito da Arpeggio Libero Edizioni.

fronte-numeri-a-perdereQuesto libro raccoglie vari racconti creati dall’autore sulla scia di altrettanti articoli giornalistici o temi d’attualità, che hanno avuto poca risonanza mediatica, ma che avrebbero dovuto incontrare un pubblico maggiore. Ogni racconto viene proposto per primo, in carattere corsivo, sottolineando il fatto che è “inventato”, creato ad hoc, per la situazione. A seguire viene esposto il tema o il richiamo giornalistico a cui si appoggia, informando il lettore dei dati certi e di quanto peso gli sia stato dato, all’interno del grande calderone mediatico.

Vengono raccontate storie, proposte tematiche come la Guerra in Ruanda, o l’eccidio dei Ninos de Rue, delle Favelas brasiliane, altre guerre minori, ma pur sempre guerre, che sono state sovrastate dal conflitto in Iran e da ben più famosi stermini. Poi un professore che cerca di insegnare in modo molto non convenzionale, che si scontra con la burocrazia e la monotonia delle scuole italiane; un ex-professore che dà libero sfogo alla sua penna, attaccando una personalità di spicco, pur sapendo che ne pagherà il prezzo; due clochard morti di freddo…

Il titolo risulta perfetto, per questo libro: “Numeri a perdere”. Siamo abituati a sentire grandi numeri, grandi storie. Tutto deve essere di immane portate per arrivare alla ribalta. Tuttavia, questi numeri, il numero dei bambini soldati, dei morti che essi hanno fatto per sopravvivere o sotto l’effetto delle droghe, in numero dei bambini morti nelle Favelas, il singolo che cerca di cambiare le cose, come i SOLI due clochard morti… sommati, non sono numeri a perdere, da ignorare. Sommati formano un numero ben maggiore, quindi meritano tutta la nostra attenzione.

Lo stile di scrittura è particolarmente piacevole, per quanto le tematiche risultino dure da digerire. Non ci sono fronzoli, non ci sono giochi di parole, ma la semplicità e la ricchezza di linguaggio, rappresentano appieno il rispetto con cui l’autore parla di morte e di crudeltà. L’impostazione dei “racconti” si avvicina moltissimo a quelle degli articoli giornalistici. Abbiamo il chi, il dove, il come, il quando e il perché… sparsi nel testo, ma gestiti con lucidità e chiarezza. Sta al lettore raccogliere le informazioni e metterle in ordine nella propria mente, per capire e far proprie tutte quelle informazioni.

L’unico racconto che si discosta dagli altri è quello del professore che pubblica un articolo fuori dai suoi schemi, con chiari riferimenti a chi ha fatto cosa. Il lettore non capirà mai cosa ha detto e di chi ha parlato. Non capirà in quel periodo, ne in quale luogo. Potrà, però, interpretare a proprio piacimento.

VOTO: 8,5

Tamara V. Mussio

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