Gli Spaccia Lezioni

Escogito Ergo Sum

Voce Neet. L’Eco del silenzio. #ioparlo #vogliounfuturo


Buongiorno Spaccia Lezioni.

Oggi niente articoli di “Cultura” con la C maiuscola. Oggi voglio dialogare con voi. Voglio parlare apertamente e cercare di trasmettere un po’ di “sostegno morale” ai ragazzi/giovani come me, che si trovano nella mia stessa situazione.

Sappiamo bene che “con la cultura non si mangia…”, “scrittori e artisti sono nati per fare i morti di fame…”, “l’editoria è in crisi…”, “dobbiamo rinnovarci…”, il lavoro ora “non va cercato ma inventato…”, “dobbiamo avere nuove idee per competere con l’estero…”, “l’Italia è un paese per vecchi, per i giovani non c’è spazio…”, “I giovani d’oggi non vogliono lavorare…”

Spero di avere esaurito le varie frasi fatte e frasi di circostanza. Se me ne sono dimenticata qualcuna segnalatemela, forse non mi è ancora stata detta.

Ora che abbiamo ascoltato tutte queste belle parole, che puntano il dito ovunque tranne che nella direzione giusta, veniamo a noi. A noi giovani che cerchiamo di farci una vita nostra, che vorremmo mettere su famiglia, che vorremo trovare lavoro, che speriamo in quella botta di fortuna, miracolo, segno del destino… chiamatelo come vi pare, che potrebbe darci un minimo di serenità e ci aiuterebbe a migliorare la nostra autostima. Perché non è vero che tutti i ragazzi vogliono andare al “Grande Fratello” o a “Uomini e Donne”, qualcuno vuole anche avere una vita normale, fatta di quotidianità e di semplicità.

neetMi rivolgo a quella che ora chiamano la “Generazione Neet”, quella generazione a cui appartengo anche io, sempre incollata a internet e ai social, all’apparenza a far nulla, a giocare a Candy Crush… ma che, in realtà, scartabella, scorre, clicca forsennatamente su tutti i siti di annunci di lavoro alla ricerca di qualcosa che possa essere degno di essere chiamato lavoro e garantisca una vita dignitosa. Non mi soffermo a parlare della generazione Neet perché c’è già lo splendido libro dell’amica Roberta de Tomi, “Magnitudo apparente”, che ricalca con feroce realismo quelle sensazioni e situazioni che viviamo ogni giorno.

Voglio, però, mettere in campo il mio razionalismo cinico e fare due “conti della serva” con voi, per poi trarne alcune conclusioni, cercando di dare voce, anche da qui, a chi non sa come esprimersi o dove scrivere, ma sa perfettamente come ci si sente.

cancelli del paradisoDa due anni e mezzo sono laureata. Come tutti i ragazzi italiani che si rispettino, siamo stati spinti a studiare (non che per me sia stato un dramma, anzi, ho amato l’Università più di quanto potessi immaginare), a cercare di ottenere il massimo, i voti migliori, perché ci hanno convinti che studiando ci avrebbero aperto le porte del paradiso. Con una laurea in tasca avremmo potuto tentare di tutto, dimostrare di essere pronti ad entrare nel mondo del lavoro, di essere preparati e ben disposti ad imparare ancora per migliorarci. Escludo il 2012 che per me è stato dedicato interamente alla laurea; escludo il 2013 perché non ero poi così ansiosa di trovare lavoro, quindi ho spedito e consegnato vari CV ma senza troppo impegno, circa un centinaio in un anno (avevo ancora i postumi di una laurea conseguita perfettamente nei tempi e che mi ha sfiancata). Parto dal 2014. Nello scorso anno ho perso il conto di quanti CV ho inviato, spedito, consegnato, abbandonato in giro per il mondo. Tuttavia ho provato a fare due conti a occhio e croce. Un anno conta 365 giorni: togliamo 100 giorni dedicati alle vacanze varie, alle domeniche, ai compleanni e feste varie. Arriviamo a 265 giorni. Togliamone altri 15, giusto per far cifra tonda, considerando le giornate “buttate alle ortiche” di colloqui vari, tentativi di lavoro, prove per lavori che non hanno il diritto di essere chiamati tali, e giornate dedicate all’attesa di qualche risposta che non è mai arrivata. Ne rimangono 250. Ipotizzando una media tra le giornate in cui ho spedito CV o mi sono candidata ad offerte di lavoro a raffica, spedendone anche 15/20 in 24h, e quelle di depressione totale dove l’unico sforzo fatto è stato quello di aprire il pc e accendere la musica; potrei dire di avere inoltrato una media di 3-4 CV al giorno. Se vogliamo essere pessimisti e pensare che qualche e-mail non sia arrivata, o causa linea internet latitante, le candidature non sono state registrate correttamente, in un anno “avrei trovato” 750 posti di lavoro. Nessun contatto, quindi 750 persone sono state selezionate per questi lavori (?)

Consideriamo anche che sono una banale “Laureata in lettere”, quindi ho ignorato tutti i mille mila annunci dedicati ai “professionali” (tornitori, fresatori, imbianchini, idraulici, elettricisti, stiratori, ceramisti, programmatori Java, verniciatori, metalmeccanici, operai specializzati, sbavatori, magazzinieri con patentino muletto…) Devo ipotizzare che ALMENO 750 persone abbiano trovato lavoro, più tutti i sopracitati. E la disoccupazione cresce…

Questi dati sono riferiti solo alla provincia di Brescia.

lavoroAggiungo che ho avuto la sfortuna di confrontarmi con due ferventi cattolici, molto religiosi, che probabilmente hanno travisato un po’ troppo il proverbio “Aiutati che il ciel t’aiuta”. La loro soluzione al fatto che io fossi ancora disoccupata stava nel fatto che io non sono credente. Se andassi a messa, se credessi in Dio troverei lavoro nel giro di sei mesi. (Testuali parole che mi sono state rivolte). Mi era sfuggito che, tra “l’Ufficio Smistamento” ai tre livelli, l’ufficio “Santo subito” e il “Dipartimento Angeli Custodi” ci fosse anche il Centro per l’Impiego. Mi metterò all’opera per fornire mio CV anche lì.

Alla fine di questo resoconto ipotetico mi chiedo: dove ho sbagliato? La risposta di molti sarebbe “Hai sbagliato Stato, l’Italia.” Ne dubito. L’Italia ha così tante risorse tra turismo, storia, arte, settore primario e secondario, che potrebbe benissimo cavarsela da sola come ha sempre fatto.

“Abbiamo sbagliato i politici!”: poco ma sicuro. Abbiamo prove di questo che giungono da ogni dove. Amante, come sono, della letteratura e della storia antica, sinceramente già si sapeva che le elezioni erano assolutamente inutili perché pilotate, comprate, deviate, giostrate. La soluzione più semplice per i romani era la congiura o “Ops! Guarda un po’… è morto!” Non era una politica sana ma si risparmiavano i vitalizi dei senatori. Qualcuno ventila l’idea della salita al potere di un “Tiranno illuminato”, una specie di “Imperator” con le caratteristiche dei governanti di Platone, dediti allo studio, alle scienze e tesi all’elevazione verso il massimo della saggezza umana. Il problema viene esposto bene e a chiare lettere dallo storico Polibio: “Gli uomini migliori, i più illuminati, si tengono ben alla larga dalla politica perché sanno già che può corrompere gli animi.”. Siamo al circolo vizioso.

Ora vi chiederete. “Adesso che hai fatto tutta questa manfrina e ci hai fatto vedere che conosci due nomi a caso di letteratura latina e greca, cosa suggerisci di fare?”

Personalmente non ho una soluzione in tasca. Non saprei come agire “fortemente” su questi temi, ne mi auguro una rivoluzione violenta. Eviterei con piacere la congiura perché crea caos e nel caos vincono sempre i più forti, non i migliori.

Voglio, però, rivolgermi ai giovani, ai ragazzi che, come me, sono costretti ad essere spettatori del proprio futuro che svanisce, piano piano, ad opera di facce da TV, molto bravi a parlare, stordendo e rimescolando le carte in tavola come Croupier da Casinò. Abbiamo imparato a scrivere e a leggere, sappiamo parlare. Abbiamo i mezzi per farci sentire. Facciamolo!

Questo è un articolo, una voce piccola in una immensa vallata. Tuttavia, se tante voci si uniscono, posso dare vita ad una eco che può farsi sentire.

Invito chiunque legga questo articolo a farsi sentire, a seguirlo con un articolo, un post, un tweet, quello che vi pare. Mi permetto di suggerire due ashtag per chi vorrà unirsi a me: #ioparlo e #vogliounfuturo

World4free.in

Non aspettiamo che qualcuno cambi le cose, cambiamole noi.

Tamara V. Mussio

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3 commenti su “Voce Neet. L’Eco del silenzio. #ioparlo #vogliounfuturo

  1. tamaramussio
    20 febbraio 2015

    Altro articolo, questa volta di Roberta de Tomi, in risposta. ASSOLUTAMENTE DA LEGGERE.
    http://notfactsonlywords.blogspot.it/2015/02/la-generazione-neet-rompe-il-silenzio.html

    Mi piace

  2. Pingback: Prima risposta a “Voce Neet.” – Rosario Tomarchio “Tante domande silenzi per risposte” #ioparlo #vogliounfuturo | Associazione Culturale "Gli Spaccia Lezioni"

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