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AWI – IL LUPO NELLE ALPI: Sul convegno di Cengio: ipocrisia e verità nascoste!


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Lo scorso 13 dicembre a Cengio (Savona), per iniziativa regionale (“Progetto Lupo in Liguria”), si è tenuto un convegno sul Lupo in Val Bormida. Chi scrive è l’unico valbormidese che si sia occupato di questo problema fin dalla metà degli anni ‘90, all’epoca delle prime segnalazioni di lupi nelle Alpi. Nonostante questo, al convegno sono stato invitato non come relatore, ma solo come semplice cittadino. Già questo la dice lunga su quale verità avessero stabilito che dovesse scaturire dal convegno ed essere quindi rivelata al pubblico! Ma, su questo aspetto, lasciamo perdere: siamo in una democrazia mai veramente compiuta, dove la verità (anche storica) è da anni d’uso adattarla alla bisogna, specie quando si ha a che fare con la politica.

A quell’invito risposti così, non potendovi presenziare a causa della mia assenza dalla Val Bormida:

Ricevo il vostro invito, e non vi nascondo che avrei avuto piacere di partecipare avendo molte cose da dire su questo argomento/problema, che seguo fin dalle prime segnalazioni di lupi tra Francia e Piemonte. Purtroppo sono fuori sede e rientrerò proprio il giorno dopo l’evento. Peccato! Sarà per un’altra volta. Spero solo che non si raccontino le solite cose sul “ritorno naturale” del lupo, sulla sua “certa” specificità appenninica, sulla bontà della sua presenza come selettore di fauna selvatica, o magari anche sull’assoluta non pericolosità per l’uomo (sempre più smentita da fatti storici ed anche recenti) o sui metodi di loro controllo attraverso cani da pastore (che proprio qui da dove vi scrivo – Parco d’Abruzzo – e proprio l’altro ieri, ben due di essi sono stati sbranati da un branco di lupi).

Ora, a distanza di giorni, qualcuno ha avuto modo di passarmi gli articoli apparsi sulla stampa locale che danno esito di quell’incontro di “esperti” (gente che non ha mai visto un lupo in natura, né tanto meno un lupo… “marsicano”), per cui sento il dovere di dire la mia almeno ora, a cose fatte e di farlo sapere a quanti ricevono o riceveranno indirettamente questo comunicato.

929_4_PNALMPartiamo dal “marsicano”. Marsicano è caso mai l’Orso, perché giammai il lupo italiano aveva goduto di tale denominazione! Il Lupo italiano, ovvero quello sopravvissuto in centro Italia, è sempre stato definito “Lupo appenninico” e tale deve restare; se non altro per distinguerlo dal Lupo del nord e centro Europa. Ma veniamo a quanto di non vero o veritiero la stampa ha riportato di quel convegno, con una disinformazione che ricorda tanto la famosa “disinformacija” dei tempi d’oro dell’URSS, quando il popolo di quella nazione veniva “educato” dall’altrettanto famosa “Pravda”, che poi voleva dire Verità.

Leggo che a Cengio si vuole far nascere un centro di osservazione e raccolta dati sulla presenza e ritorno del lupo in Val Bormida. Spero che almeno qualcuno venga a chiedermi la voluminosa documentazione in mio possesso, se si vuole veramente risalire alla “verità”. Senza questa documentazione, il Centro Studi nascerebbe monco; ovvero, senza le radici del problema.

Leggo del supposto avvelenamento dell’esemplare trovato morto tempo fa. Non entro nel merito, ma da esperto di animali posso solo dire che è quanto meno strano che un lupo avvelenato vada a morire sui bordi di una strada. Un animale ferito o avvelenato si rintana nel profondo dei boschi, non lungo una strada asfaltata! Dove poteva anche restarci, ma solo se abbattuto da una fucilata o, appunto, per collisione con un automezzo. Ma evidentemente le analisi “scientifiche” valgono più della pratica (come la storia del DNA sul Lupo insegna, con smentite, conferme, contraddizioni, interpretazioni: su questo punto ce ne sarebbero di cose da dire)!

lupi1Leggo che per quanto riguarda il Lupo non esisterebbe alcun pericolo per l’uomo, “se non nelle favole”. Ebbene, su questo gli “esperti” presenti a Cengio dovrebbero confrontarsi almeno con chi il lupo lo conosce meglio di loro, i quali hanno già da tempo cominciato a riconoscere che sì, il lupo in certi casi può anche aggredire l’uomo (lo ha pubblicamente dichiarato anche un esperto – vero – di lupi, in un recente convegno tenutosi ad Albareto (Parma): Willy Reggioni, tanto per non fare nomi). Ci sono poi i fatti storici che documentano i casi di lupi aggressivi verso l’uomo, con tanto di documentazione depositata preso uffici prefettizi e comandi stazione dei carabinieri. Lasciamo perdere il lontano passato: solo nel 2013 ci sono state almeno due aggressioni in Umbria, testimoniate da verbali dei Carabinieri. Un aggressione c’è stata in Francia qualche anno fa, documentata da una Commissione d’inchiesta del Parlamento francese e dalla Prefettura competente. Altre segnalazioni ci sono state nel cuneese, nel parmense ed anche negli USA. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire! Ovvio che un singolo lupo raramente aggredisce l’uomo se non per ragioni particolari, ed ovvio anche che solo in determinate situazioni lo faccia. Come vero è che sia più pericolosa una femmina di cinghiale che non un lupo. Ma ciò non toglie che un branco di numerosi lupi (in Abruzzo se ne sono segnalati anche di 18 esemplari!) che incontri una persona sola, magari anziana o giovane, debba ritenersi potenzialmente minaccioso.

Leggo dei danni dei lupi, in Liguria molto ridotti in entità. Ovvio, la pastorizia in Liguria non ha i numeri del centro Italia o delle Alpi franco-piemontesi. Nel grossetano si parla di milioni di euro di danni! Aspettiamo che i lupi crescano di numero anche in Liguria, ed aumenterà automaticamente anche l’entità dei danni! E’ tutta una catena. Tra l’altro, è recente il proliferare in tutta Italia di aggressioni ai cani, che stanno divenendo la preda più facile da catturare per il loro comportamento istintivamente di paura ma anche di attrazione verso il lupo (io stesso potrei raccontare una storia personale in merito).

Leggo del percorso di diffusione del lupo dall’Appennino alla Francia. Esattamente ciò che non è mai avvenuto. Perché il lupo in Val Bormida è giunto dal cuneese, come tutti gli abitanti delle valli del sud-ovest piemontese e dell’estrema Liguria occidentale possono testimoniare; basti il fatto che solo da alcuni anni il lupo si sia fatto notare nella Val Tanaro, quando ancora nessuno lo segnalava in Val Bormida, dove ormai è arrivato, ma non dall’Appennino (esiste ancora un “buco” vuoto che dall’entroterra savonese va anche ben oltre Genova e fin quasi alla Spezia, dove la presenza del lupo è sporadica da almeno vent’anni e non ha mai creato quella vera e propria popolazione che invece occupa il basso Piemonte e la Francia (un focolaio “endemico” dimostrato dalla stessa analisi dei dati sulla sua presenza). Non per nulla fu in Piemonte che negli anni ’90 si iniziò a studiare il lupo, e non in Liguria, regione che fu completamente ignorata (salvo per l’estrema parte occidentale, a ridosso della Francia) dal famoso Progetto Life che tanti miliardi (di lire) fece spendere (o guadagnare, a seconda dei punti di vista!). Se si deve studiare il perché della presenza del lupo in Val Bormida bisogna risalire a quegli anni, non ai dati di oggi che ormai segnalano il lupo un poco ovunque, appunto perché ormai la popolazione è cresciuta a dismisura in tutto il Paese, e diventa difficile se non impossibile stabilire da dove provenga ogni individuo segnalato, provenendo, appunto, ormai da ovunque: la storia si fa con i dati storici, non adattando la storia al desiderio di chi la sta studiando oggi! In Italia, al di là di quello che scrivono tanti “lupofili” vi sono ormai migliaia di lupi (secondo una mia stima, mai smentita, essi potrebbero essere anche 3/4.000).

20090525114446-39907cc8-864x400_cLeggo che il lupo sarebbe “molto schivo”; vero questo, ma soprattutto vero per il lupo appenninico originario. Niente affatto vero per il lupo delle Alpi che da quando ha fatto notare la sua presenza è stato avvistato e continua ad essere avvistato da tutti e con grande facilità, rivelando uno strano scarso timore per l’uomo (mi fu anche confermato a Castelnuovo di Ceva, nel cuneese, tanto per stare dalle nostre parti): un comportamento assolutamente diverso dall’originario lupo appenninico, dove pur in presenza di branchi numerosi, raramente si fa osservare dall’uomo e fugge ai suoi primi sentori: altro che farsi osservare o fotografare come da anni avviene in Piemonte!

Leggo che il lupo avrebbe “bassi tassi di natalità” e “alta mortalità giovanile”. Esilarante!: il lupo è l’animale predatore con alta natalità e più alta capacità di sopravvivenza dei cuccioli, non avendo in pratica nemici, se non l’uomo. Ed è proprio dovuto a questa sua caratteristica l’aumento smisurato delle popolazioni di lupo in tutto il mondo (negli USA in quindici anni branchi di poche decine di esemplari liberati nel Parco dello Yellowstone e nell’Idaho sono cresciuti fino a divenire migliaia di esemplari, tanto da aver spinto le autorità ad autorizzarne gli abbattimenti per controllarne il numero crescente). In Italia, secondo i “lupofili”, dai 100 lupi del 1970 si sarebbe arrivati oggi a soli 1000 esemplari! Una cifra chiaramente “politica” e solo ridicola per chi conosce bene questi animali e che può essere presa per buona solo per partito preso (vera a prescindere). Una menzogna diffusa anche a livello nazionale anche da cosiddetti autorevoli quotidiani (e firme)!

Che il lupo delle Alpi franco-piemontesi giunto infine in Val Bormida, abbia origini francesi da liberazioni di animali di razze diverse tenuti in cattività in quel Paese non lo dice solo chi scrive, lo dice anche il risultato della Commissione d’inchiesta del Parlamento francese, che lo ha stabilito (ritenendola la più ragionevole spiegazione di questo “ritorno”) con una relazione composta di quasi 1000 pagine; una relazione governativa che in Italia è stata SEMPRE tenuta nascosta, anche da parte di chi ne ha avuto ufficialmente copia dalla stessa Commissione in quanto sentito in merito. Un documento ufficiale che dovrebbe essere citato in tutti rapporti sul lupo e che invece tutti (volutamente?) ignorano!

Sull’ormai eccessiva presenza di lupi in Italia è recente una stessa dichiarazione del massimo esperto della specie, il Prof. Luigi Boitani, il quale ha sostenuto (l’intervista è ancora visionabile in Internet) che bisogna rassegnarsi all’idea che prima o poi si dovrà intervenire per ridurne il numero; unico modo per ridurre i danni che essi arrecano. Sistema, peraltro, adottato in TUTTO il mondo: l’Italia è l’unico Paese in cui ci si ostina a non autorizzare la riduzione del numero dei lupi per ridurre il numero dei danni agli armenti domestici (danni che non si vogliono pagare!). O siamo i più intelligenti e saggi o siamo i più fessi o, forse, solo i soliti… più furbi! Il Lupo è cacciato o ridotto di numero in Svizzera, Francia, Spagna, Finlandia, Svezia, Norvegia, USA (Alaska compresa), Canada, Russia. E non per sterminarlo, ma solo per far si che le sue popolazioni sopravvivano senza che la società debba subire danni economici che essa non può sostenere.

Per concludere, la Regione Liguria, che non ha pensato di organizzare un “Progetto” quando, quindici anni fa, il problema cominciò a presentarsi (per capire, allora da dove arrivassero quei primi lupi), meglio avrebbe fatto a definire l’iniziativa “Problema Lupo in Liguria” e non già “Progetto”, in quanto oggi quello che serve è stabilire quanti esemplari abbatterne ed eventualmente dove proteggerlo, lasciando perdere gli studi di biologia, ormai ripetitivi di troppi inutili ricerche ed analisi che se hanno dato stipendi ai ricercatori (ecco il perché del “Progetto”, che in quanto tale presuppone l’arrivo di finanziamenti, magari europei!) non hanno risolto il problema dei danni del lupo agli allevatori (e presto anche ai proprietari di cani – pastori, escursionisti, cacciatori, tartufai –, vista l’abitudine crescente del lupo, in tutta Italia, di predare questi animali), per risarcire i quali i soldi non si trovano mai: ovverosia, sempre dominante la cultura animalista cittadina dei benestanti su quella proletaria rurale che pure è la fonte di tante risorse alimentari consumate da chi, da cittadino, ha dimenticato l’antico rapporto con la terra!

Murialdo, 27 Dicembre 2014

Franco Zunino, Segretario Generale AIW

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