Gli Spaccia Lezioni

Escogito Ergo Sum

Recensione a “La mia amica ebrea” di Rebecca Domino


Buongiorno Spaccia Lezioni!

la mia amica ebreaLa recensione di questa settimana parlerà del libro “La mia amica ebrea” di Rebecca Domino e riporta l’attenzione sul tema dell’Olocausto e della seconda guerra mondiale.

Joespha Faber è un’adolescente costretta a crescere in fretta a causa della guerra. Per quanto la sua condizione di ariana pura nella Germania nazista possa sembrare vantaggiosa, la realtà è più dura di quanto si possa immaginare. Il padre di Josepha (Seffi) decide di sdebitarsi con l’ebreo Binner, per l’aiuto ricevuto al ritorno dalla guerra,  nascondendo nella propria soffitta la moglie  e i due figli dell’uomo, ormai deportato. Se, all’inizio, Josepha è terrorizzata e influenzata dalla propaganda nazista, piano piano, la sua mente si apre al dubbio e all’incertezza, fino a  spalancarsi sulla consapevolezza che non ci sono razze, ma persone sole che devono combattere per avere diritto alla vita.

Tra Seffi e Rina Binner nasce una tenera e profonda amicizia, fatta di lettere nascoste, chiacchierate al buio e al caldo  soffocante della soffitta. Un legame che supererà la violenza delle bombe, la crudeltà della fame e il tarlo del sospetto. Quando tutto sarà in bilico tra la sopravvivenza e l’amicizia, Seffi e Rina compiranno le loro scelte.

I personaggi semplici ma ben caratterizzati, non sono troppo numerosi e permettono al lettore di seguire con facilità le vicende di tutti. Tra flashback e racconti, ognuno di loro si fa amare e trova il proprio posto nella storia. Ho trovato molto interessante le due figure di contrasto dei fratelli maggiori. Ralph, fratello maggiore di Josepha, è un giovane attivista, membro della gioventù Hitleriana, convinto fino all’estremo della veridicità della propaganda nazista e pronto a distruggere la propria famiglia pur di “onorare” la razza ariana.

Uriel, invece, è il fratello maggiore di Rina. Essendo l’ultimo uomo di casa, cerca di protegge in ogni modo la madre e la sorella, restando riconoscente al signor Faber per il grosso rischio corso nell’ospitarli. Proprio per la sua figura misteriosa, ombrosa, che osserva senza intervenire, l’amicizia tra Rina e Seffi, approvandola con il proprio silenzio,  credo che il nome Uriel sia molto adatto.

Lo stile di scrittura risulta scorrevole, ricco di dettagli e narrazioni non troppo lunghe , che permettono di immaginare scene o luoghi, senza togliere troppo spazio alle vicende. Unico difetto in questo testo è che, in vari punti, il cambio scena non coincide con il cambio capitolo. Il lettore viene spiazzato dal repentino spostamento di dialogo tra soggetti differenti, perdendo il senso della lettura e costringendosi a interrompere per capire chi stia parlando  e con chi.

Essendo un libro auto pubblicato, considero i circa 5 errori di battitura, più che ovvi e giustificabili, su un testo di oltre 200 pagine.

Con questo concludo, consigliandone la lettura, ma solo ad un pubblico maturo e ben consapevole che non è una favola. Ciò che viene narrato è realmente avvenuto.

VOTO: 7

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