Gli Spaccia Lezioni

Escogito Ergo Sum

Comunicato stampa sul caso “Daniza”, in collaborazione con Wilderness


Associazione Italiana per la Wilderness (AIW)

Riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente con Decreto 28 dicembre 2004 – G.U. n. 53 – 5 marzo 2005

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COMUNICATO STAMPA

L’ORSA “DANIZA”: QUALE PROBLEMA?

Perché uccidere un orso se l’orso aggredisce una persona? E’ questa la domanda di fondo che in tanti si pongono dopo l’aggressione ad un cercatore di funghi da parte dell’orsa denominata “Daniza” dai ricercatori del progetto Life Ursus del Trentino (ma non era meglio un’anonima sigla per definire questi animali soggetti di studi – sigla da dimenticare a ricerca conclusa –, anziché un nomignolo umano che è già di per sé segno di addomesticamento e di assoggettamento all’uomo, quindi di animalismo viscerale?) e di cui tutta la stampa ed i media nazionali hanno scritto e parlato in questo uggioso mese d’agosto. Una domanda alla quale non è facile rispondere, perché è valida sia una risposta positiva che una negativa.

Se un orso aggredisce una persona, per colpevole che la persona possa essere stata (eccessivo volontario avvicinamento?), è certo che lo rifarà, perché con quel comportamento l’orso ha superato quella barriera psicologica che gli faceva vedere nell’uomo un pericolo, quindi una paura che lo spingeva a rifiutare il contatto ravvicinato: aggredendo l’uomo l’animale ha avuto la prova di essere lui il più forte. E’ lo stesso fenomeno che spinge tigri, leoni, leopardi,  elefanti, orsi bianchi ed orsi bruni, ed anche lupi e pescecani, a divenire aggressivi e, qualche volta, anche “antropofagi”. Nonostante questo, in molti casi (e potrebbe essere quello di Daniza) l’uomo ha il dovere primo di “perdonare” il gesto, di giustificarlo, in quanto l’orso non ha alcuna colpa degli errori commessi dall’uomo. Ma a condizione che non si ripeta, o che riveli atteggiamenti similari, perché altrimenti l’esigenza di difendere l’uomo diviene più importante che non la difesa di un animale ormai resosi un pericolo per chiunque frequenti i suoi luoghi. A meno che non si voglia riservare a quell’orso uno spazio naturale in cui lasciarlo vivere senza intrusioni umane: ma, per ovvie ragioni, questo non è più possibile nel nostro Paese e forse neanche altrove. Di solito, ovunque nel mondo gli animali che diventano uomo dipendenti vengono eliminati, o con la cattura o con l’uccisione. Cosa, quest’ultima, che si fa quasi sempre nel caso di Grizzly, Tigri e Leoni, animali di grande mole e di forte indole aggressiva. Se proprio si vuole essere clementi si dia quindi ancora una chance a Daniza (sebbene già in passato abbia creato problemi similari), ma poi, se il fatto si ripeterà, si decida una delle due soluzioni; e forse, umanamente, quella dell’uccisione è quella più pietosa e “compassionevole”, perché chiudere in una gabbia o in un recinto un animale vissuto in libertà per quindici anni sarebbe ancora più crudele! Pagherà lei una colpa che è dell’uomo. Ma l’uomo se ne faccia una ragione e da questa ragione impari a non sbagliare più. Ma anche non si gridi allo scandalo se chi ne ha responsabilità dovesse decidere di cautelarsi ordinando fin da ora la cattura o anche l’abbattimento di Daniza! Perché un errore e/o mancanza di previsione è già stato fatto con Daniza e/o con gli altri suoi compagni: se ne sono liberati troppi, per cui da una politica di rinsanguamento si è passati ad una di vero e proprio ripopolamento, essendovi oggi più orsi con sangue sloveno in Trentino di quanti ancora portino sangue trentino nelle loro vene. E gli orsi del Trentino (come quelli dell’Abruzzo, dei Pirenei e della Spagna) erano e sono meno aggressivi verso l’uomo ed i suoi animali domestici, di quanto non siano gli orsi bruni dell’Est Europa, dell’Asia o del Nord America. Forse bisognava rinsanguare, ma senza eccedere sull’immissioni di individui, affinché la popolazione si riformasse in tempi più lunghi (come si sta facendo nei Pirenei francesi): forse si è sbagliato solo nell’avere avuto fretta nel ricreare al più presto una popolazione ritenuta “vitale”!

orsaDio non voglia che lo stesso processo di “rinsanguamento” non sia proposto per l’Orso marsicano, una popolazione di orsi ancora più miti di quelli del Trentino, tanto miti da aver fatto sparire dalle collettività locali l’atavica paura dell’orso che ha sempre caratterizzato l’uomo e che è ancora presente dove l’orso si è estinto facendone perdere la memoria. Allora sì, si giungerà allo sterminio di tutta la popolazione! Quindi, lungi dalle autorità la tentazione di dare ascolto a qualche studioso troppo ligio… o interessato!

E’ vero che gli orsi e l’uomo possono convivere, come hanno scritto alcuni animalisti, ma alla condizione che agli orsi si riservino quegli spazi di vita che poi non gli si vuole lasciare, pretendendo di farne delle attrazioni turistiche ad ogni costo, quindi a farli credere (o farli divenire!) quasi domestici pur di soddisfare l’esigenza turistica (che poi significa business, per qualcuno!). Gli orsi ed i lupi devono avere i loro spazi, e l’uomo deve rispettarli e deve rimborsare i danni che arrecano, ma anche, l’uomo deve fare in modo che solo in quegli spazi essi possano continuare a vivere, e non pretendere di farli ritornare a vivere anche là dove la presenza dell’uomo deve essere primaria. Altrimenti si mente all’opinione pubblica, come fanno quasi tutti gli animalisti cercando di far credere che gli orsi sono solo degli “Yoga” ed i lupi dei “Lupo Alberto”. Paciocconi e… intoccabili!

Impedire l’eliminazione dei cosiddetti “orsi problematici” del Trentino è un fatto meramente animalista e non già conservazionista, in quanto trattandosi di orsi reintrodotti, basterà reintrodurne altri dei molti che vivono nell’Est Europa e tutto ritornerà come prima. Non dimentichiamoci che l’orso del Trentino oggi è divenuto, di fatto, un orso di importazione slovena, quindi non più a rischio di estinzione, in quanto se ne potranno reintrodurre quanti vorremo dall’Est Europa, se proprio lo vogliamo avere come elemento della biodiversità alpina.

C’è chi sostiene che “non si chiudono mica le autostrade perché c’è stato un incidente”, e sembra un ragionamento giusto; ma, purtroppo, è proprio chi scrive queste cose che chiederebbe la chiusura delle autostrade se un orso vi venisse investito! E prova ne è il fatto che quando un orso è stato investito sulla Roma-L’Aquila c’è stato chi ha subito chiesto costose “barriere anti orso” lungo le autostrade d’Abruzzo! Al solito, l’animale posto al di sopra del valore uomo! Ah, quanta ragione hai Papa Francesco!

Murialdo, 22 Agosto 2014         

 

                                                                                 Franco Zunino

                                                     Segretario Generale Associazione Italiana Wilderness

già primo studioso sul campo dell’Orso bruno marsicano

Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale (ONLUS) – Codice Fiscale: 90003070662 – Segreteria Generale:

Via Bonetti 71 . 17013 Murialdo (Savona) – Tel/Fax 019.53545 – Cell. 338.4775072 – wilderness.italia@alice.it

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Questa voce è stata pubblicata il 21 agosto 2014 da in Attualità, Wilderness con tag , , , , .
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