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Intervista a Stefania Trapani, autrice di “Alla fine dei sogni”


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  1. Parlaci un po’ di te e della tua passione per la scrittura.

Eccomi qui: Stefania, 39 anni, mamma, moglie e piccola imprenditrice milanese.

Nei ritagli di tempo – pochi – coltivo la mia più grande passione che è quella della scrittura, nata molto tempo fa. Iniziai a tenere un diario più o meno quando imparai a scrivere, e da allora scrissi più o meno un diario all’anno. Poi una decina di anni fa, quando mi trasferii a Los Angeles per qualche mese, mi balenò l’idea di scrivere un romanzo. Forse iniziai a scriverlo, sul mio diario di allora. Volevo raccontare quella mia esperienza, molto forte, ma poi mi persi per strada. Non avevo ancora quello spirito di sacrificio che la stesura di un romanzo richiede.

Poi nel 2009, presa dalla nostalgia, rilessi il diario della gravidanza della mia prima figlia, e mi resi conto che in quel diario c’era molto di più rispetto a ciò che avevo scritto fino ad allora… Lo riscrissi, incoraggiata da mio marito, e ne venne fuori il mio primo romanzo intitolato “Portata dal vento” edito da Edizioni Montag.

Due anni dopo scrissi “Alla fine dei sogni” edito da 0111 Edizioni.

2.     Da dove è nata l’ispirazione per “Alla fine dei sogni”?

Alla fine dei sogni nasce da una storia vera. La storia di Michela, la mia più cara amica morta di cancro a 36 anni. L’idea nacque quando lei era ancora in vita, per lei non c’era più niente da fare ma venimmo a conoscenza dell’esistenza di un farmaco cubano che pareva avere degli effetti miracolosi sui malati di tumore. Ci lasciammo accarezzare dall’idea di affrontare quel viaggio insieme, per reperirlo; sarebbe stata la nostra ultima avventura! Purtroppo rimase solo un sogno che io ho tentato di realizzare nel mio romanzo.

3.     Per quale motivo hai scelto di affrontare due temi forti e complessi come il cancro e l’aborto?

I temi non li ho scelti io. Era proprio la storia ad esigerli. Quando Michela era terminale, io ero incinta della mia seconda desideratissima figlia. Per rendere la storia più interessante ho dovuto rendere la gravidanza indesiderata e Silvia una ragazza madre; la conseguente scelta dell’aborto era necessaria per creare maggiore pathos e legare, se possibile, la vita delle due amiche ancora di più, e poter scrivere che in entrambi i casi c’era una vita in bilico e, cosa vera, tanta tanta nausea.

4.     Perché la scelta di un “finale a sorpresa”?

In realtà la storia è partita proprio dal finale. Dal sorriso con cui Michela se n’è andata. Mi rendo conto che può anche spiazzare, ma chi deciderà di leggerlo sappia che io credo fermamente che alla fine le cose siano andate proprio come le ho descritte. Potrei metterci la mano sul fuoco.

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5.     Quanto c’è di te in Michela e Silvia?

In Michela c’è Michela. In Silvia c’è molto di me. Sono rimasta fedele ai personaggi, che conosco molto bene. Soprattutto sono stata fedele a lei. Ho scritto questo romanzo soprattutto per rendere omaggio ad una grande donna; ho voluto lasciare una testimonianza del suo passaggio su questa terra. Michela ha una figlia che oggi ha 4 anni e mezzo. Ho scritto questo libro anche per lei, perché quando diventerà grande possa leggerlo e conoscere qualcosa in più di sua madre. Deve sapere che donna meravigliosa è stata. Quanto è stata importante per me. Quanto le ha voluto bene.

6.     Ci sono altri progetti in corso?

Intanto sto lavorando insieme ai miei traduttori alla trasposizione in inglese e in spagnolo di “Alla fine dei sogni”.

Inoltre ho ripreso a scrivere il mio terzo romanzo che spero di concludere e pubblicare nel giro di un paio d’anni. Come sempre alla base c’è un’esperienza di vita vissuta su cui andrò a fantasticare. Questa volta fantasticherò parecchio. La storia sarà meno drammatica della precedente perché onestamente sono stufa di sentirmi dire: “Che bel libro, ho pianto tantissimo!”.

Nono voglio fare ridere, ovvio, ma nemmeno voglio fare sempre piangere.

L’obiettivo comunque è, attraverso questa nuova storia (che poi è la più vecchia di tutte), quello di allontanarmi sempre più dalla mia esperienza personale per avvicinarmi al mondo del mio immaginario.

Anche perché se non imparo a inventare, dopo questo romanzo, non avrò più nulla da dire.

7.     Quali autori ti hanno ispirata?

Quando scrissi “Alla fine dei sogni” stavo leggendo “Delitto e Castigo” di Dostoevskij. Soprattutto nell’incipit, ambientato a Milano, in cui ad agosto fa un caldo terribile e si respira malessere, mi rifaccio proprio all’incipit di quel romanzo.

Ovviamente distanziandomi anni luce dal Maestro.

Grazie a Stefania per averci dedicato un po’ del suo tempo.

Tamara V. Mussio

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3 commenti su “Intervista a Stefania Trapani, autrice di “Alla fine dei sogni”

  1. cacciatricedisogni
    20 marzo 2014

    Ciao,
    ho avuto un tuffo al cuore quando
    scorrendo la home page di WordPress
    ho visto la foto di Stefania.
    Lei è parte di me, della mia famiglia
    perchè è stata, e lo è tuttora, come
    una sorella, per mia nipote Miki.
    Il libro che ha dedicato a Lei è
    scritto con un inchiostro prezioso:
    quello dell’anima e dell’amore.

    Un abbraccio,
    Lorenza de Simone

    (se ti va, sono qui: http://lorenza5.wordpress.com/)

    Mi piace

    • tamaramussio
      20 marzo 2014

      Cara Lorenza, grazie per aver arricchito la già splendida intervista a Stefania, con le tue parole. Per me è stato un grande piacere leggere “Alla fine dei sogni”, ma è stato ancora più toccante sapere che la trama non è pura invenzione, ma la testimonianza della forza di sue donne impareggiabili. Grazie infinite per le tue parole. Tamara

      Mi piace

  2. cacciatricedisogni
    20 marzo 2014

    Grazie a te Tamara, anche per
    è stato bello leggere il tuo articolo
    con l’intervista a Stefania,
    donne impareggiabili legate
    un filo che non si spezzerà mai.

    Grazie ancora,

    Lorenza

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 16 gennaio 2014 da in Interviste con tag , , , , .
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